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Nella scorsa estate romana, tra le serate estive al Cinevillage di Piazza Vittorio, uno dei tanti film visti ha lasciato un segno indelebile nella mia memoria filmica emotiva. 

“Sotto le foglie” di Francois Ozon, titolo originale ”Quand vient l’automne”, è un noir inquietante e coinvolgente, ambientato nelle campagne francesi della Borgogna, dove la natura rigogliosa nasconde segreti e drammi inattesi. La protagonista, Michelle, una matura e graziosa signora ex prostituta, è interpretata con la delicatezza e la profondità a cui Ozon ci ha viziati. La sua storia è un puzzle esistenziale, un intreccio di emozioni e conflitti che si dipana lentamente, come un thriller psicologico che si insinua nel procedere del racconto.

La relazione con la figlia, segnata da un passato doloroso, è al centro del film, e la tensione è palpabile. La protagonista soffre per l’ostilità della figlia, che la ritiene responsabile della sua infelicità, e il pubblico non può fare a meno di essere coinvolto in un a dir poco conturbante dramma familiare.

La sceneggiatura di Ozon è intricata e ben congegnata, con un ritmo che si accelera gradualmente, conducendo lo spettatore verso un finale inaspettato e sconvolgente. La fotografia è bellissima, con la natura che diventa un personaggio a sé, un riflesso dello stato d’animo dei protagonisti.

Il ruolo della protagonista è una fantastica opportunità per un attore, e sarebbe un sogno reinterpretarlo, magari a teatro. La capacità di Ozon di creare atmosfere cupe e trasgressive è confermata ancora una volta, e “Sotto le foglie” è un capolavoro del mio genere preferito, il noir, che non può essere perso.